Benvenuti nel mio angolo dei diari di viaggio
Sono Emanuela Bruno, consulente viaggi online di Evolution Travel, e da oltre 25 anni nel web seleziono le migliori esperienze per i miei clienti,
con ottime recensioni su Trustpilot.
Oggi voglio portarvi con me in un’avventura speciale: un “Fam Trip” (viaggio di familiarizzazione) attraverso i paesaggi più iconici della California e dei grandi parchi americani. Un itinerario studiato nei minimi dettagli, testato sul campo per garantirvi sempre la soluzione migliore, con le tempistiche perfette e zero imprevisti. Preparate i bagagli, si parte!
L'inizio della mia avventura oltreoceano: da sola, sulle strade di San Francisco
Ci sono momenti nella vita in cui devi solo fare un respiro profondo, guardare il bicchiere mezzo pieno e buttarti. Per me, quel momento è arrivato quando ho deciso di salire su quel volo diretto verso gli Stati Uniti. Era la mia primissima volta negli States, il mio primo volo così lungo e, soprattutto, il primo grande viaggio in aereo della mia vita affrontato completamente da sola, senza mio marito Massimiliano al mio fianco.
Invece di farmi frenare dai timori o dall’esitazione, ho scelto di abbracciare l’avventura con tutta la positività che mi appartiene, decidendo di partecipare a questo fam trip dedicato a noi consulenti e agenti di viaggio. Una vera e propria sfida: intraprendere un itinerario incredibile insieme a colleghi che ancora non conoscevo, ma con cui avrei condiviso ogni singolo chilometro di questa scoperta.
La vera magia, però, è iniziata quando l’aereo ha cominciato la sua discesa. Incollata al finestrino, con il cuore che batteva a mille, ho sentito i miei occhi sgranarsi per l’emozione: eccolo lì, imponente e magnifico, il Golden Gate Bridge.In un attimo, guardando quella meraviglia dall’alto, sono stata travolta da un brivido di nostalgia dolcissima. Mi sono passati davanti agli occhi i ricordi di quando ero bambina, quando passavo i pomeriggi davanti alla TV a guardare le puntate del famosissimo telefilm “Sulle strade di San Francisco”. E ora, incredibilmente, su quelle same strade ci stavo per camminare davvero, pronta a scrivere la mia storia.
Il mondo è pieno di posti straordinari: devi solo decidere di andarli a vedere.
28 Ottobre: Benvenuta in California!
Il mio viaggio comincia ufficialmente alle 16:15, quando le ruote dell’aereo toccano finalmente la pista di San Francisco. L’aria pizzica – il termometro segna tra gli 11 e i 18 gradi, la classica e fresca accoglienza autunnale della Baia – ma l’adrenalina mi scalda da dentro.
Sbrigate le formalità aeroportuali, ci dirigiamo subito al banco del noleggio auto. Ecco, una cosa che ci tengo a dire: per ritirare la macchina ci è voluta un’ora abbondante.! Negli Stati Uniti bisogna armarsi di tantissima paciensa perché, tra controlli, opzioni e contratti, le scartoffie da sbrigare ci sono eccome.
Finalmente saliamo a bordo e guidiamo verso l’Executive Hotel Vintage Court. L’albergo è in un’ottima posizione e la stanza si rivela un piccolo angolo di paradiso: camera splendida, un lettone stupendo e, chicca assoluta, degli accappatoi morbidissimi! Erano così sofficie comodi che sono andata dritta in reception a chiedere se fosse possibile acquistarne uno per portarmelo a casa, ma non c’è stato verso: diniego assoluto!
Visto che l’accappatoio è dovuto rimanere in hotel, mi sono consolata alla grande uscendo per cena. La nostra meta è il famosissimo Bubba Gump, al Fisherman’s Wharf, ma prima ancora di varcare la soglia del ristorante, ci siamo fatti prendere dall’entusiasmo: abbiamo iniziato a fare incetta di gadget nel loro negozio come se fossimo all’ultimo giorno di vacanza anziché al primissimo!
Dovete sapere che questo locale è un vero e proprio tuffo nel cinema: è un ristorante interamente ispirato e dedicato al celebre film Forrest Gump. Tutto l’ambiente è strutturato per farti sentire dentro la pellicola, a partire dai camerieri fino all’arredamento: sui tavoli ci sono delle targhe in metallo colorate che servono per chiamare il servizio (se mostri il cartello blu “Run Forrest Run” i camerieri passano dritti, se giri sul cartello rosso “Stop Forrest Stop” si fermano subito da te), e tutt’intorno ci sono foto di scena, riproduzioni degli oggetti del film e pavimenti in legno che ricordano i moli del profondo Sud americano.
Lì dentro ci siamo consolati davvero molto bene! Abbiamo fatto una vera e propria scorpacciata incentrata sulla specialità della casa, ovvero i gamberi, serviti e cotti in modi diversi, accompagnati dal loro squisito pane abbrustolito all’aglio. E per scaldarci dalla brezza della baia, abbiamo assaggiato la tipica e densa zuppa di vongole calda, la famosa New England Clam Chowder, cremosa e saporita, servita come tradizione comanda. Sazi e felici, chiudiamo questa prima, indimenticabile serata con una meravigliosa passeggiata digestiva lungo il Fisherman’s Wharf, respirando l’aria dell’oceano e lasciandoci cullare dai suoni della baia.
29 Ottobre: Nel cuore di San Francisco, tra Cable Car, Ocean Touch e biscotti della fortuna
Sveglia presto, colazione in hotel e via, alle 8:30 siamo prontissimi per goderci la nostra prima vera mattinata intera a San Francisco, partendo da Union Square! La nostra prima meta è la fermata del leggendario Cable Car. Salire su questi storici tram in legno che si arrampicano sferragliando sulle ripide colline della città è un’emozione unica. Ci facciamo guidare da California Street fino ad arrivare sul lunghissimo e immenso lungomare, l’Embarcadero. La prima cosa che ti colpisce stando qui è proprio la dimensione: è tutto incredibilmente lungo, grande, immenso… d’altronde, come ogni cosa qui negli States!
Passeggiando, ci dirigiamo verso lo spettacolare negozio della Apple, dove una mia collega di viaggio aveva prenotato il suo nuovo iPhone da ritirare. Fatto l’acquisto tecnologico, ci spostiamo attraverso Chinatown e North Beach. La fame inizia a farsi sentire e ci fermiamo per un brunch a dir poco fantastico da Mama’s on Washington Square, un delizioso ristorantino storico dalle origini italiane. Un’esplosione di sapori che ci dà la carica giusta per il momento più atteso.
Nel pomeriggio, infatti, recuperiamo l’auto andiamo finalmente a fotografarci sotto la maestosità del Golden Gate Bridge! Trovarsi lì sotto, davanti a quel gigante rosso che avevo sempre visto solo nei film, è da togliere il fiato. Ma io non potevo certo limitarmi a guardarlo: secondo voi, i miei piedini potevano non assaporare l’Oceano in America? Ti pare?! E così, senza pensarci due volte, mi sono tolta le scarpe e ho battezzato il mio viaggio mettendo i piedi nell’acqua gelida del Pacifico. Un piccolo rito personale che non dimenticherò mai!
Dopo esserci rifatti gli occhi con il ponte, torniamo verso Chinatown. Ma non per una visita qualunque: andiamo dritti a cercare un piccolo e storico negozietto nascosto tra i vicoli, la Golden Gate Fortune Cookie Factory, dove dalla mattina alla sera sfornano a mano i famosi biscotti della fortuna. Il profumo di vaniglia e zucchero nell’aria è delizioso. Ovviamente, fedeli alla nostra linea, abbiamo fatto un’incetta clamorosa di biscotti! Erano così tanti che ci sono durati fino a metà viaggio, diventando il nostro snack portafortuna preferito durante i chilometri in auto.
La giornata è poi proseguita verso le celebri case vittoriane, le Painted Ladies, per poi concludersi con l’eccentrico e storico quartiere hippy di Haight-Ashbury, dove si respira ancora l’atmosfera degli anni ’60. Ormai cotti ma felicissimi, ci apprestiamo a rientrare in hotel per una doccia veloce e rigenerante. Giusto il tempo di rinfrescarci e usciamo di nuovo per una cenetta in un ristorantino proprio lì vicino: stasera niente fronzoli, ci togliamo finalmente la voglia di un vero hamburger americano e una bella birra fresca! E poi, via a letto nel nostro stupendo lettone!
I Grandi Alberi e la Natura Incontaminata
30 Ottobre: On the road verso Yosemite - Le grandi rocce e il mio primo timbro!
La sveglia suona presto e, alle 8:00 in punto, caricati i bagagli, partiamo in van per iniziare il nostro vero e proprio on the road americano verso lo Yosemite National Park. Il viaggio in van si rivela fantastico: siamo in 8 e, dato che c’è ancora un sacco di posto libero, ognuno di noi si allarga comodamente Io scelgo strategicamente di posizionarmi dietro l’autista, vicino al finestrino; alla guida c’è Max, il nostro Tour Operator. Da questo posto perfetto non ho nessuna intenzione di perdermi neppure un chilometro di strada!
Mentre maciniamo le circa 4 ore di viaggio, il paesaggio cambia. Il meteo è dalla nostra parte: nonostante sia fine ottobre e le temperature oscillino tra gli 0 e i 14 gradi, il tempo è bellissimo Ci permette di stare tranquillamente a mezza manica, tenendo giusto la felpa allacciata in vita per sicurezza.
Quando entriamo nel cuore del parco, lo spettacolo è immenso: queste pareti di roccia granitica e queste montagne gigantesche che si stagliano contro il cielo ti fanno sentire piccolissima. Ci godiamo le Yosemite Falls. Essendo fine autunno, la cascata non butta certo ettolitri d’acqua, ma il velo che scende è ancora ben visibile e suggestivo. Il vero lusso, però, è l’atmosfera: senza la calca dei turisti estivi, possiamo respirare la pace e la maestosità di questa natura incontaminata in totale tranquillità. Ci riempiamo gli occhi anche con le incredibili vedute di Tunnel View e Glacier Point.
Ma prima ancora di perderci tra i sentieri, facciamo la primissima cosa fondamentale della giornata: entriamo dritti nel Visitor Center! Lì compro subito il passaporto ufficiale dei Parchi Nazionali americani e faccio apporre il mio primo, memorabile timbro con la data di oggi, accoppiando il rito all’acquisto del magnete remember da collezione!
E poi arriva il momento del pranzo al sacco al Visitor Center. Ma scordatevi i classici panini tristi: qui significa fermarsi in una tipica stazione di servizio sperduta, proprio come si vede nei film!Ci immergiamo in quell’atmosfera pazzesca e facciamo rifornimento: l’immancabile caffè americano nel tazzone, una bibita fresca, i sacchetti di patatine di ogni gusto possibile e la famosa carne secca (il beef jerky)Ma il tocco magico che ha reso tutto surreale sono state le commesse: visto che siamo al 30 ottobre, erano tutte truccate e travestite a tema Halloween! Un dettaglio super divertente.
Salutiamo questo gigante di roccia e ci mettiamo di nuovo in marcia per circa 2 ore verso la zona di Fresno, dove passeremo la notte al Quality Inn.
Qui apro una parentesi importantissima: in America si cena presto! Se vi presentate alle 20:30 o alle 21:00 rischiate seriamente di restare a digiuno. Le nostre cene cominciavano sempre intorno alle 19:00 o 19:30. A Fresno avevamo prenotato al ristorante italiano Parma. E per rimanere in perfetto stile italian-american, ci siamo ordinati un bel piattone di… spaghetti with meatballs, ovvero gli iconici spaghetti con le polpette giganti! Un piatto che lì ti fa sentire dentro a un film della vecchia Hollywood
31 Ottobre
Halloween tra i Giganti - Il Generale Grant, lo Sherman e una sorpresa da brividi
L’alzata per noi è sempre presto per goderci l’alba! Alle 8:00 saltiamo a bordo del van e partiamo in direzione del leggendario Sequoia National Park.Dalle tabelle ci aspettavamo temperature rigide (tra -5 e 6 gradi), e invece che sorpresa: il sole splende ed è caldissimo, un mese di ottobre meraviglioso!
Ci addentriamo nel bosco e rimaniamo letteralmente a bocca aperta. Andiamo prima a salutare il maestoso Generale Grant e poi lui, il re indiscusso del parco: il Generale Sherman, l’albero più grande del mondo.Trovarsi al cospetto di questi tronchi colossali ti lascia addosso un senso di stupore indescrivibile.
In questo viaggio intrapreso senza mio marito, la sua mancanza si faceva sentire, ma ho risolto alla grande con delle meravigliose videochiamate! Ho condiviso con Massimiliano ogni scorcio e ogni sequoia in diretta. Nota di merito al mio piano tariffario della TIM: ha funzionato divinamente persino nel cuore della natura selvaggia! Anche oggi pranziamo al sacco on the road, serviti da commesse favolosamente truccate per Halloween.
Ma il vero shock è arrivato in serata mentre guidavamo per circa 3 ore verso Ridgecrest. Ci siamo trovai a passare davanti a una casa che era la copia esatta, identica e sputata, di quella di Michael Myers, il celeberrimo killer del film Halloween! C’era persino il manichino di Michael Myers! Parcheggiamo il van e scendiamo a fotografare la casa. Mentre eravamo lì, è uscita la figlia del proprietario: entusiasta, ci ha raccontato tutta fiera che suo padre aveva allestito quel capolavoro solo per farle una sorpresa per la notte delle streghe. Che storia stupenda!
Con l’adrenalina a mille arriviamo al nostro hotel, il Baymont By Wyndham a Ridgecrest, e crolliamo dal sonno.
Dal Deserto della Morte alle Luci di Las Vegas
1° Novembre: I segreti della Death Valley e il deserto allagato
Ci alziamo presto, facciamo colazione e alle 8:30 precise i motori sono già accesi verso la temutissima Death Valley (viaggio di circa 2 ore).
Mi aspettavo il classico deserto arido, e invece una sorpresa incredibile: a causa di un’alluvione eccezionale avvenuta la primavera precedente, la natura ha risposto in modo magico e abbiamo trovato intere zone colorate di verde! Le dune di sabbia finissima erano fantastiche, ma lo spettacolo più surreale è stato vedere la famosissima salina (il punto più basso del Nord America) incredibilmente allagata, con uno specchio d’acqua che rifletteva il cielo nel bel mezzo del deserto. Un panorama unico, con temperature perfette che hanno toccato i 25 gradi. Ovviamente, ne approfitto per stampare un altro timbro sul mio passaporto e comprare il magnete ricordo!
Risaliamo in macchina per circa due ore nel nulla prima di fare un salto temporale pazzesco: dal silenzio del deserto alla follia di Las Vegas! La città ci accoglie in serata con un mare di luci al neon e un traffico pazzesco, tanto che ci mettiamo un bel po’ per raggiungere il nostro hotel, il mitico The Mirage.
Appena varchiamo la soglia, ci troviamo dentro una hall surreale: una fila infinita per il check-in, una moquette alta ben 5 centimetri e, dietro al bancone, un acquario gigante di circa 50 metri pieno di pesci tropicali. Attraversiamo un labirinto immenso di slot machine e arriviamo alle camere: enormi e silenziosissime.
Ci buttiamo subito sulla Strip. Camminare sui marciapiedi stasera è un’impresa: ci sono deviazioni perché stanno allestendo le tribune per il Gran Premio di Formula 1. Raggiungiamo comunque il nostro ristorante, la steakhouse Outback, dove ci spupazziamo una bisteccona fantastica con patate squisite. Riprendiamo la passeggiata verso il Bellagio, ma amara sorpresa: stasera le fontane sono spente per via dei lavori della F1! Ci consoliamo al The Venetian tra canali artificiali e finti cieli azzurri, dove da grande amante delle scarpe Skechers intravedo delle sneakers fluo fantastiche in una vetrina… ma il negozio era già chiuso!
Tornando verso il The Mirage, mi corre un brivido lungo la schiena pensando che l’anno successivo questo storico hotel verrà chiuso e demolito. Abbiamo avuto il privilegio di vivere un pezzo di storia di Las Vegas prima della sua scomparsa.
2 Novembre: Disavventure mattutine, l'Area 51 e la lacrimuccia al Bryce Canyon
La mattina inizia con una piccola disavventura da “on the road”. Avevamo programmato una tipica e rilassata colazione americana da The Pantry all’interno del Mirage, ma la realtà dei viaggi di gruppo a volte stravolge i piani! Tra la confusione dell’hotel e il tempo che scorreva implacabile, ho dovuto rinunciare all’idea del tavolo e fare un tentativo lampo, purtroppo senza successo. Visto che l’orario della partenza premeva e dovevamo assolutamente rimetterci in marcia, mi sono affrettata di corsa verso un fast food per agguantare al volo un caffè bollente da asporto, giusto il tempo di fiondarmi indietro e riunirmi al gruppo già schierato e pronto sul van.
Lì, ad aspettarci sul van, c’era il nostro boss Max Fabbri: gli occhi erano comprensibilmente un po’ consumati e segnati dai tantissimi chilometri macinati fino a quel momento, ma il polso e l’energia erano quelli di sempre, soliti e incrollabili, pronti a guidarci e condurci verso il Bryce Canyon (circa 4 ore di viaggio).
Alle 8:30 precise i motori sono accesi. Lungo la strada, facciamo una deviazione decisamente fuori dal comune, dritta nel mito del paranormale americano: una tappa nella misteriosa Area 51! Lì ho fatto nientemeno che la conoscenza diretta con un vero extraterrestre! Ci siamo seduti vicini, uno accanto all’altra, e ne abbiamo approfittato subito per scattare una foto ricordo a dir poco spaziale. Certo, a guardarlo bene da vicino era un po’ “plastificato”, ma aveva decisamente il suo fascino ed è stato un momento incredibilmente divertente, perfetto per spezzare i chilometri con una bella risata! Ehehe!
Riprendendo la marcia, attraversiamo lo splendido Zion National Park. La strada panoramica ci regala scorci da togliere il fiato, con pareti di roccia rossa a strapiombo. Durante il tragitto facciamo anche la lottery online per cercare di aggiudicarci l’ingresso a The Wave per il 4 novembre. Naturalmente non siamo riusciti ad aggiudicarcelo – i posti sono pochissimi ed è una lotteria blindata – ma valeva assolutamente la pena provarci!
Nel primo pomeriggio arriviamo al Best Western Ruby’s Inn, la nostra casa per stanotte. Facciamo un check-in super veloce e corriamo all’interno del parco del Bryce per goderci l’Anfiteatro. Ed è stato proprio lì, davanti all’immensità di quell’universo di guglie di pietra scolpite dal vento, che non ho saputo trattenere l’impatto: di fronte a tanta straordinaria bellezza, ho versato la mia prima, vera lacrimuccia d’emozione del viaggio. Ovviamente, ero prontissima con il mio passaporto dei parchi in mano: tappa fissa al Visitor Center per il timbro ufficiale e per il solito magnete ricordo!
Alle 18:29 precise ci posizioniamo sul Navajo Trail per un sunset pazzesco, mentre la temperatura crolla rapidamente fino a toccare i -8 gradi! Ceniamo a buffet al Ruby’s Inn e poi, coperti fino ai capelli, torniamo sul Navajo Trail nel cuore della notte. Alzare gli occhi al cielo da lì è un’experience mistica: un cielo stellato così denso che sembra di poterlo toccare con un dito. Una meraviglia assoluta.
Rocce Rosse, Canyon e Terre Native
3 Novembre: L'alba da sogno, il Canyon X e il tramonto a Lake Powell
Oggi la sveglia è davvero a prova di esploratore: ore 7:00 check-out veloce perché la natura non aspetta! Alle 7:55 precise dobbiamo essere fermi a Sunrise Point per l’alba al Bryce Canyon. L’aria è gelida, ma quando il premier raggio di sole fa capolino e illumina le guglie, il mondo si ferma. Un ricordo da stamparsi nel cuore per sempre.
Risaliamo in macchina per circa 3 ore in direzione Page (temperature tra 3 e 13 gradi). Alle 13:00 in punto abbiamo la visita guidata ad Antelope Canyon X. Camminare all’interno di questi slot canyon, con le pareti di arenaria sinuose modellate dall’acqua, è magnifico. Naturalmente, anche qui la routine non cambia: tappa al Visitor Center per timbro e magnete!
Subito dopo andiamo a sfidare le vertigini a Horseshoe Bend, affacciandoci sul perfetto meandro a ferro di cavallo del fiume Colorado. Verso il tardo pomeriggio facciamo il check-in al Travelodge e ci spostiamo verso Lake Powell. Alle 17:28 precise ci godiamo un tramonto spettacolare sulle acque blu del lago che contrastano con la roccia rossa circostante, per poi chiudere in bellezza con una cena super energetica a base di carne affumicata da Big John BBQ, tra musica e atmosfera country.
4 Novembre: la Monument Valley, la sorpresa di Forrest Gump e la cavalcata con Spirit
Sveglia per l’alba a Page alle 6:53, colazione e via in direzione della leggendaria Monument Valley (circa 2 ore di strada). Entrando in terra Navajo perdiamo un’ora di fuso orario, ma veniamo accolti da uno skyline che sembra un film western a cielo aperto.
Prima di arrivare a destinazione, mentre percorrevamo la strada nel deserto, abbiamo notato diverse auto accostate e persone che si fotografavano in mezzo alla carreggiata su un punto in salita, prendendo tutta la carreggiata. Solo in quel momento ho realizzato: eravamo al mitico Forrest Gump Point, il punto esatto in cui nel film Forrest smette improvvisamente di correre!Uno spettacolo surreale e iconico.
Una volta entrati nel parco, scendiamo lungo la 17-Mile Drive per fare un’escursione guidata a cavallo insieme agli indiani Navajo al tramonto. Mi viene assegnato un compagno d’avventura eccezionale: un cavallo splendido di nome Spirit. Aveva ben 18 anni, ma vi garantisco che era ancora incredibilmente pieno di energie e scattante! Cavalcare con lui tra le sabbie rosse della valle, accompagnati dal silenzio primordiale del deserto e guidati dai Navajo proprio mentre il sole iniziava a calare dietro i monoliti alle 18:21, è stato un momento di pura commozione. Sentire l’energia di quel cavallo esperto sotto la sella mi ha fatto sentire parte di questa terra meravigliosa.
Durante la permanenza nella riserva ho voluto immergermi totalmente nelle loro tradizioni: ho assaggiato il loro tipico pane nativo (navajo fry bread) e, naturalmente, non ho saputo resistere davanti alle loro bancarelle di artigianato. Ho comperato dei bellissimi monili fatti a mano: gioielli semplici, caratterizzati da quel tocco di turchese che si esalta meravigliosamente con il celeste del cielo americano. Ci rimettiamo in viaggio verso Kayenta per fare il check-in all’Hampton Inn.
Il Grande Canyon e la Mitica Route 66
5 Novembre: Il maestoso Grand Canyon e i film della mia adolescenza
Il 5 novembre la sveglia suona alle 7:48 per l’alba a Kayenta. Alle 8:30 partiamo verso il re di tutti i parchi: il Grand Canyon, riguadagnando l’ora di fuso orario.
Lungo la strada facciamo due tappe magnifiche: al suggestivo Coal Mine Canyon, con le sue rocce venate, e all’immenso emporio storico del Cameron Trading Post. Quando finalmente entriamo al Grand Canyon, l’emozione è indescrivibile: con tutte le volte che ho visto i film western e i film americani in TV durante la mia adolescenza, trovarmi a viaggiare su queste strade mi ha fatto sentire come se fossi letteralmente dentro la pellicola!
Facciamo il check-in al Maswik Lodge all’interno del Village e prendiamo lo shuttle del parco per spostarci tra i vari overlook. Alle 17:30 in punto siamo a Hopi Point per assistere a un tramonto spettacolare che incendia le pareti della gola profonda un chilometro, cambiando i colori in modo unico
6 Novembre: Sdraiata sulla Route 66, John Wayne e gli asini di Oatman
Facciamo un early check-out per l’alba delle 6:54 a Yavapai Point. Alle 7:30 partiamo per una lunga tappa di circa 5 ore verso Palm Springs.
Imbocchiamo il tratto più autentico della Route 66 e ci fermiamo a Seligman, un vero e proprio museo a cielo aperto fatto di vecchie pompe di benzina e auto d’epoca. Ed è proprio qui che ho deciso di fare una pazzia per avere una foto ricordo memorabile: mi sono letteralmente sdraiata sull’asfalto, proprio sopra il gigantesco scudo della Route 66 dipinto sulla strada! È uno scatto fantastico che mando sempre ai miei clienti quando mi chiedono com’è la Route.
Proseguiamo lungo una strada stretta e tortuosa fino a raggiungere Oatman, una vecchia cittadina mineraria rimasta ferma ai tempi del far west. Qui la sosta è un’avventura: ci siamo fermati ad accarezzare i muli e gli asini selvatici che girano liberamente in mezzo alla carreggiata e che non si spostano nemmeno se suoni! E per non farci mancare nulla, ci siamo fermati per l’immancabile foto ricordo insieme al cartonato gigante di John Wayne, una vera icona del posto.
Quasi a fine giornata, costeggiamo il Joshua Tree National Park. Purtroppo non siamo potuti entrare per motivi di tempo, ma durante la percorrenza abbiamo scattato tantissime foto a questi alberi così suggestivi e irreali. I tramonti di questo viaggio sono sempre stati fantastici e quasi surreali; noi a casa, con troppe luci alla sera, non riusciamo mai a goderceli appieno, a meno che non siamo al mare o in montagna. Arriviamo infine all’Hampton Inn And Suite Cathedral City a Palm Springs proprio per il tramonto delle 17:51.
L'Ultimo Saluto all'Oceano
7 Novembre: Lo skyline di Los Angeles e la follia finale
Il 7 novembre, dopo l’ennesima alba spettacolare alle 7:08, partiamo alle 8:30 in direzione Los Angeles (circa 3 ore di viaggio).
La nostra prima tappa è la salita al Griffith Observatory per ammirare dall’alto lo skyline infinito di L.A. e la mitica scritta di Hollywood sulla collina. È una vera e propria chicca e, ad aver avuto più tempo, ci sarei rimasta molto di più; un giorno in più in questa città non sarebbe stato affatto male! Prima di scendere dalla collina, non potevamo certo mancare il rito di gruppo: ci siamo messi tutti in posa per farci la classica e bellissima foto davanti alle famose ali d’angelo dipinte.
Dopo aver girato ancora un po’ in auto per le immense strade di Los Angeles, ci siamo diretti verso la costa per un brunch indimenticabile a base di un ottimo hot dog gustato proprio sulla baia di Santa Monica Beach. Sentire l’aria dell’oceano sul viso, tra le giostre storiche e la targa della fine della Route 66, è il modo perfetto per chiudere il cerchio. E dopo aver salutato l’oceano con un pizzico di magone, è arrivato il momento di restituire il nostro fidato van; lo abbiamo rilasciato con molta malinconia, grati per tutti i chilometri percorsi insieme.
Ci stavamo ormai avviando al check-in per imbarcare le valigie, ma prima… abbiamo fatto l’ultima, grandiosa pazzia: ci siamo letteralmente buttati dentro un gigantesco Walmart! D’altronde, non puoi dire di essere andata negli States se non vai a spendere e a riempire il carrello in un vero Walmart. Abbiamo preso di tutto e di più, svuotando gli scaffali di snack e ricordi stravaganti, prima di dirigerci finalmente all’imbarco dei voli alle 15:00, pronti a ripartire per l’Italia.
Torno a casa stanca morta, ma con una soddisfazione immensa.Ho condiviso ogni chilometro e ogni emozione in diretta con mio marito Massimiliano tramite videochiamate, e ho testato sul campo un itinerario mitico, perfetto e colmo di dritte da insider. Porto nella valigia immagini meravigliose, una natura impareggiabile e tantissime “cartoline reali” da stampare nella testa dei miei clienti per i loro prossimi viaggi della vita!

